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October 12
E' morto Alberto Castagnetti c.t. della Nazionale di nuoto
Il c.t. della Nazionale italiana si è spento a 66 anni: l'8 settembre era stato operato al cuore. Per stargli vicino Federica Pellegrini aveva rinunciato al suo viaggio negli Stati Uniti programmato da tempo
- Alberto Castagnetti è morto a 66 anni. LaPresse
MILANO, 12 ottobre 2009 - È morto Alberto Castagnetti, commissario tecnico della Nazionale italiana di nuoto: l'8 settembre era stato sottoposto ad un intervento chirurgico al cuore, programmato da tempo. Alberto Castagnetti era nato a Verona il 3 febbraio 1943. Da atleta - stileliberista e staffettista di buon livello - partecipa ai Giochi Olimpici di Monaco 1972 e ai Mondiali di Belgrado 1973, conquista numerosi titoli italiani con le staffette e si piazza secondo nei 100 stile libero ai Campionati Assoluti di Napoli nel 1969. Nei Giochi del Mediterraneo del 1971 a Smirne partecipa all'argento dell'Italia nella 4x100 sl.
c.t. dal 1987 — Commissario tecnico della Nazionale Italiana di Nuoto ininterrottamente dal 1987, ha allenato nel passato campioni del calibro di Giorgio Lamberti, Roberto Gleria, Marcello Guarducci e Domenico Fioravanti. Grazie alla sua conduzione l'Italia del Nuoto ha arricchito il medagliere olimpico con 4 ori, 2 argenti e 7 bronzi, diventando così una delle più rilevanti potenze mondiali. Nel quadriennio che ha portato alle Olimpiadi di Pechino è cresciuta la striscia di risultati importanti sotto la sua direzione tecnica: dal primo storico oro olimpico al femminile di Federica Pellegrini nei 200 sl al doppio titolo mondiale di Filippo Magnini nei 100 sl; dai record mondiali della Pellegrini nei 200 sl e 400 sl, al primo oro europeo donne a Budapest 2006 nei 400 misti di Alessia Filippi, che stabilisce anche il record europeo nei 1500 sl: dalle 60 medaglie internazionali (4 alle Olimpiadi, 5 ai Mondiali, 10 ai Mondiali in vasca corta, 21 agli Europei e 20 agli Europei in vasca corta) di Massimiliano Rosolino al prestigioso primato continentale della 4x200 sl 'rosà. Il post-Giochi Olimpici 2008 è ripartito con ancora grandi soddisfazioni per Castagnetti, il ct più vincente del nuoto italiano. Il 2009, l'anno del Mondiale di Roma, prosegue con i successi di Federica Pellegrini (oro nei 200 e nei 400 sl) e Alessia Filippi (bronzo negli 800). L'8 settembre scorso Castagnetti si era sottoposto ad un intervento chirurgico al cuore. Per stargli vicino Federica Pellegrini aveva rinunciato al suo viaggio negli Stati Uniti programmato da tempo.
- Per stare vicino a Castagnetti Federica Pellegrini aveva rinunciato al suo viaggio negli Stati Uniti programmato da tempo. LaPresse
"addio alberto" — "Sono choccato, incredulo, fatico a trovare le parole. In questo drammatico momento il mio primo pensiero è rivolto alla famiglia, alla quale a nome dello sport italiano porgo le più sentite condoglianze". È il primo commento del presidente del Coni Gianni Petrucci, appresa la notizia della morte del ct azzurro di nuoto Alberto Castagnetti. "Poi non è un mistero che Castagnetti era una persona che stimavo come uomo e come tecnico. Non sono io a dover ricordare i suoi successi e le medaglie che ha regalato allo sport italiano, che sono sotto gli occhi di tutti. Oggi abbiamo perso un campione al quale tutti dobbiamo riconoscenza per le emozioni che ci ha regalato. Addio Alberto, ci mancherai".
"e' stato un genio" — "Mi mancherà non tanto il tecnico quanto l'uomo. Castagnetti era una persona con la quale era piacevole conversare di tanti argomenti, non soltanto di sport". Lo ha dichiarato il segretario generale del Coni Raffaele Pagnozzi: "È stato un genio da Commissario Tecnico - sottolinea Pagnozzi - e ci ha fatto gioire come nessun altro nella storia del nuoto. Avevamo tanti progetti per il futuro, tante idee da sviluppare. Con la sua improvvisa scomparsa, Alberto lascia un vuoto incolmabile nel Coni, nella Federazione, nei suoi atleti. E noi che gli abbiamo voluto bene ci sentiamo tutti più soli". gasport© RIPRODUZIONE RISERVATA September 03 L'estate sta finendo, un anno se ne va. Erano i fratelli Righeira, che poi non erano nemmeno fratelli, ad intonare questo ritornello di fine estate verso la metà degli anni '80. Tempi andati ma periodi più che mai attuali: l'estate è ormai come un fiammifero consumato ed il suo fuoco non trova più il legno da ardere (wow, che tocco poetico sto dando al mio introspective). E' tempo quindi di fermarsi un secondo e pensare a ciò che è stato di questi mesi che a tratti han proposto giorni roventi e non intendo solo in senso climatico. Come già ebbi modo di raccontare qualche settimana fa, il mio, fu un inizio-estate in chiaroscuro. In campo lavorativo, negli affetti e nelle cose del quotidiano, era tutto un susseguirsi di luci ed ombre. Una miriade di piccoli problemi che si erano messi in coda davanti al mio sportello per essere risolti. Via uno, avanti l'altro, con "simpatica" pervicacia. Nulla di grave ed irrisolvibile, per carità, ma che cavolo, nessuna soluzione di continuità. Mi dicevo: vuoi vedere che a furia di cazzatine da risolvere, mi ritrovo ad autunno inoltrato? E non è che l'eventualità mi esaltasse più di tanto. Poi però, pian piano, la situazione è andata normalizzandosi e l'umore della mia estate ha ripreso vigore. Un ricordo esaltante rimarrà la settimana di fine luglio passata a Roma a vedere le gare del nuoto mondiale. Ho visto gare di altissimo livello e sono stato a contatto con il meglio del nuoto planetario. Sono stato presente a praticamente tutto il programma natatorio della manifestazione, batterie e finali, smollo e gare compresi. Bellissimo lo stadio del nuoto, esaltante il melting pot di varia umanità "dalle Alpi alle Ande", coinvolgente la città, visitata insieme alla mia compagna d'avventura Manuela, rigorosamente a piedi durante le pause. Utilissima infine, professionalmente parlando, l'osservazione delle competizioni: tecniche di partenza, tipologie di riscaldamento, condotte di gara, varietà di costumoni (o gommoni), hanno rappresentato molto più che un corso di aggiornamento in materia di teoria dell'allenamento. Poi Michelino Phelps, che da solo si è meritato l'intero costo dell'abbonamento settimanale alle gare. Ma Roma non è stata solo nuoto mondiale, è stata anche "Laura Brustenga", la mia amica, fino a quel punto virtuale, conosciuta solo attraverso una tastiera ed un blog. Dopo qualche anno di frequentazione "metafisica" (e metà di fantasia), durante il periodo dei mondiali ci siamo finalmente incontrati e conosciuti veramente. Nel senso che ci siamo dati appuntamento ad Ostia una sera ed in quel mentre ne abbiamo approfittato per...toccarci. Dovevamo capire se entrambi esistevamo veramente, dopo il miliardo di chiacchierate via blog. Per quello che ho capito, lei è reale e molto consistente. Mi ha fatto un'ottima impressione. E' una bella donna, simpatica, brillante nelle battute, intelligente e molto romana. Spero di poterla rivedere presto per conoscerla ancora un pochino di più. Roma ha significato anche Manuela, la mia compagna di viaggio e d'interesse. Siamo stati bene insieme proprio perchè abbiamo condiviso al 100% la passione per il nuoto. Beh, lei è andata pure oltre, nel senso che tutte le sue attenzioni erano rivolte al signor Phelps. Una roba quasi morbosa. Gli ha fatto una posta continua, 24 su 24. L'ha fotografato e filmato in circa dodicimila pose, credo l'abbia sognato anche di notte. Io avevo solo il compito di farla desistere dai suoi appostamenti costanti e credo di aver ben assolto all'incombenza. Passata la settimana romana sono tornato al lavoro a Parabiago. La piscina scoperta ha lavorato a pieno ritmo, complice il caldo torrido e molto più che africano. Ho fatto assistenza fino al 18 agosto, sviluppando un'abbronzatura oscena e bicolore: la canotta di lavoro, obbligatoria da indossare, ha reso noi "baywatch" simili a dei galeotti col marchio alla San Quintino: abbronzatissimi su viso, collo, braccia e parte esterna delle spalle, bianco-malaticci, su tutto il resto dell'epidermide. Una roba inenarrabile che nemmeno le prolungate esposizioni solari di fine agosto sono state capaci di togliere. Ho spesso pensato al lucido da scarpe per lo scopo, ma sono sempre stato convinto a desistere. Da mio padre, il quale, poverello, ha passato tutto agosto a casa, vittima di un contatto semierotico con uno di quei suv che circolano numerosi a Milano. Investito e colpito alla schiena, mio padre ha passato parte del suo tempo bloccato a letto contuso e dolorante. Quando è stato meglio ed ha potuto cominciare a muoversi, si è "divertito" a farsi sforacchiare il sedere dal suo unico familiare presente a Milano, causa iniezioni vitaminiche curative. Il sottoscritto ha così arricchito le proprie competenze mediche imparando a fare le iniezioni sul c...campo. Mio padre non si è mai lamentato: bravissimo e leggero io ("questa mano ppò esser fero o esser piuma...") oppure eroico lui? E' una domanda che ancora oggi mi pongo con curiosa perplessità...Poi è arrivato il momento delle ferie friulane: riposo e passeggiate, gite al mare e giochi con il "nipo-peste", visite al camminamento del Vajont e incursioni alla piscina (splendida) di Spilimbergo. E una serata tragica: quella dello 0:4 del derby con quei casini nella sostituzione del "Gatto" infortunato ed il record storico stabilito di oltre 20 minuti per effettuare un cambio dalla panca del Milan. Nel frattempo, Inter già su...prefissi milanesi e quindi gara compromessa. Se penso che ero a mangiare i gamberi di fiume con mio cognato interista e che questo faceva pure le battutine, non posso non autocomplimentarmi con me stesso per l'esibizione di self control che ha impedito l'originarsi di una rissa a colpi di gamberi che poi abbiamo scoperto essere provenienti da un fiume della zona....moldava. Poca la lettura dei giornali, sbiadite quindi le polemiche politiche e le vicende più o meno pruriginose su escort e magnaccia, su moralisti e moralizzatori, sui casi "Boffoberlusconi", Avvenire e Giornale: ne sono stato per fortuna solo sfiorato. Scopro ora anche di essermi perso la vigorosa campagna acquisti dei rossoneri, per rinforzare la squadra dopo le cessioni eccellenti. Ma forse tutto questo è stato un bene, per il mio equilibrio e per la mia volontà di staccare almeno per qualche giorno dalla solita matassa esistenziale.
Via, posso dire di aver passato una buona estate...Galliani a parte.
Paolo August 13
Non sono propriamente un fan di Marcello Veneziani. Le sue analisi politiche, sempre (per me) troppo "destrorse" mi hanno lasciato sovente freddino, inoltre il suo modo di scrivere non mi ha mai colpito per scorrevolezza e chiarezza. Però, oggi ho trovato in prima pagina sul Corriere della Sera, l'inizio di un suo articolo, o meglio di una lettera da lui indirizzata al direttore del giornale, i cui contenuti mi hanno prima incuriosito e poi intenerito. La lettera, che qui sotto pubblico, parla di vita, di morte, di vecchiaia. Ma anche di desiderio e di pulsioni, di dignità e di cultura del rispetto. Bellissima lettera, commovente tributo a suo Padre?
Di Marcello Veneziani, Corriere della Sera di oggi 13 agosto 2009
Il padre, la badante e quell’abbraccio. Una notte d’amore (a 95 anni)
Caro direttore, che dire di un uomo di novantacinque anni trovato nella notte nel suo letto abbracciato a una ragazza di 30 anni, che lo assiste? Che non merita ironie e rimproveri, ma sguardi delicati e tenere carezze. Vi parlo di un uomo che sente e vede la sua vita sempre meno e non solo per l’udito sordo e la cecità incipiente. Ma anche perché la sente allontanarsi giorno dopo giorno e compie a senso alterno i suoi esorcismi e le sue rese. E una notte, la temuta notte, lo trovano avvinghiato alla più giovane, alla più avvenente delle sue badanti. Lei che spiega con disagio e meraviglia: non so cosa gli ha preso stanotte, non l’aveva mai fatto; lui scoperto dalla figlia che finge sorpresa e mostra torpore o forse il contrario. Di solito la notte si lamenta, dà voce per avere voce, come una sentinella sull’orlo del nulla che vede ombre di tartari all’orizzonte; chiede più volte di orinare, sarà la prostata, sarà il terrore della solitudine notturna; si alza, sospira, chiama la figlia, poi la badante, infine chiama la morte. Vive la sua morte ogni giorno, la invoca e la teme, spavaldo per spavento. Vuol provare la sua presenza con la petulanza, vuol scacciare l’assenza, farsi vivo. Allestisce cerimonie notturne di egoismo per dimostrare che esiste, e vuol essere al centro del suo piccolo universo, mescolando teatro ad agonia. Ma quella era una notte tiepida d’agosto, c’era la luna piena, l’aria era calda e leggera e la sua dolcezza non escludeva nessuno, neanche i vecchi. E così le ha chiesto di entrare nel suo letto matrimoniale, di mettersi al suo fianco, e l’ha cinta in un abbraccio, ha cercato pure la sua bocca. Il giorno dopo diceva di non voler più avere come badante quella ragazza, come se fosse stato molestato lui o come se si vergognasse per l’accaduto e volesse cancellare la prova vivente del misfatto; o forse no, quella richiesta è un capriccio e una vendetta, s’aspettava qualcosa in più da lei, un bacio, una carezza, un soffio di complicità. Facile sorridere, facile deprecare. Si è bevuto il cervello, che figura. Io invece ti capisco, padre, ti capisco. Non oso spiegare con la demenza senile il suo fittizio disperato amplesso, quel sussulto di giovinezza misto a carenza antica di maternità. In quell’abbraccio c’era il ragazzo di una volta, c’era l’uomo, ma c’era anche il bambino. Si cumulavano in quel gesto tante età. C’erano i vent’anni dei suoi primi amori, c’erano i settant’anni dei suoi ultimi amplessi, c’erano gli abbracci infantili dei tre anni. E c’era la somma esatta di quelle età, che tutte le abbracciava, insieme alle loro pulsioni e al loro ricordo sfatto. Quel bisogno di sentirsi ancora un corpo e non una malattia, di sentire la vita e non solo la sua evanescenza. Una vita che sbiadisce e cerca occasioni estreme e furtive, come ladri nella notte. Forse c’è la rivalsa involontaria contro la gioventù; tu nipote esci quando io vado a letto, per una volta torni a notte fonda e mi trovi sveglio che abbraccio una donna, perché la vita riguarda pure me, non vegeto soltanto. Nella vita ho ancora permesso di soggiorno e so che il letto non serve solo per il sonno e l’infermità. Però fa male vedere la dignità di un uomo ridotta in vecchiaia a mendicare un bacio. Ti trattano come un ingombro, occasionali badanti ti danno del tu e ti riducono a pacco, bimbo demente, ti scansano i più giovani. Come finisce male una vita longeva, in quale imbuto. La sua sobrietà di preside del liceo, di studioso di filosofia, di educatore, finita nei gesti estremi del suo mangiare con la testa nel piatto, nel suo digerire senza riguardi, nel suo spogliarsi senza ritegno. Lo capisco quando se la prende col suo medico che col pace maker gli ha prolungato una vita che reputa ormai di troppo. Vorrei finire anch’io prima della notte; capisco le sue invocazioni di congedi, la vita sarà un valore ma se vissuta con dignità. Altrimenti è sopravvivenza animale che cancella in un’appendice vergognosa biografie operose e rispettabili. E pure l’ho immaginato quella notte nella sua vecchia camera da letto, con i morti tutti a vegliare sul comò, madri, padri, moglie e santi, con un lumino acceso moltiplicato per tre volte da altrettanti specchi ed un letto matrimoniale da tempo dimezzato, abitato da un ingombrante vuoto. L’ho immaginato lì, tra le sue lenzuola sfatte, i suoi orinali intorno, qualche feticcio estremo di vita, come la radio, la sveglia sul comodino e le caramelle all’orzo. Ed un Sacro Cuore che esplode sul suo letto, un Cristo che si sporge con la testa e con la mano benedicente, e si affaccia quasi sul suo letto a curiosare. L’ho immaginato lì, a far l’amore con la vita, a salutare il passato con l’ultimo sorso rimasto nel presente, a far capire alla badante che lui non è vecchio da sempre; ma fu ragazzo e anche bel ragazzo, amò e fu amato. Voleva lasciar traccia di sé e cercava trasfusioni estreme di vita da una ragazza florida. Trovo commovente quell’abbraccio di una persona che reclama dell’amore non il frutto ma almeno il torsolo. Tenera è la notte, tenerissima per un vecchio in cerca di resistere alla notte.
July 20 Vorrei che questa notte fosse meno nera del solito. E vorrei che questo suo silenzio la smettesse di tormentarmi con il suo rumore. Soprattutto vorrei che ciò che è, non fosse!! July 19
Citazione
Happy birthday to you
Da:ACMilan.com (query@acmilan.it)Inviato:domenica 19 luglio 2009 2.00.42A: paolopic2@hotmail.com
Tanti auguri nuotolibero2005 dalla grande Famiglia Rossonera Clicca qui e scopri il regalo che ti ha riservato in questo giorno di festa Questa eCard di auguri ti è stata spedita da www.acmilan.comCopyright © 2008 ACMilan.com. Tutti i diritti riservati. July 17 Sto trascorrendo un'estate un po' "così". Non è bellissima (certo nemmeno tragica) sotto diversi punti di vista. La cosa rappresenta una novità per me. In genere il mio mese al top è rappresentato da Luglio. E' durante questo mese che negli anni passati mi sono capitate le mejo cose, dai migliori risultati sportivi, ottenuti al tempo dell'attività agonistica, fino a considerare che nei mesi caldi ho sempre raggiunto il mio massimo picco di forma e salute. Se poi si considerano gli amori estivi, oppure la prospettiva di iniziare vacanze indimenticabili in terre lontane, ecco che il trio giugno-luglio-agosto ha sempre costituito il trimestre d'oro da aspettare con ansia, specie nei giorni freddi e bui dell'inverno. Quest'anno no, non sembra essere così. Ci sono e sto affrontando tante piccole magagne che si accumulano, provocando al termine delle giornate antipatiche sensazioni di amaro in bocca. Sarà forse perchè in questo periodo il mio gomito è tornato a farsi sentire con nevralgie e dolori assortiti per cui di notte riposo poco o non riposo per niente e di giorno sono poi assolutamente sfasato e meno tollerante del solito, ma sento di avere sviluppato una certa ipersensibilità verso comportamenti altrui che oggi mi danno particolarmente fastidio, certamente più che in passato. Intendiamoci, mi sto riferendo a cazzatine di poco conto quali possono essere i comportamenti di chi condivide con me le carrozze della metropolitana al mattino: possesso integrale dei paletti di sostegno, lettura dei vari "Leggo", "Epolis", "Metro", quotidiani gratuiti, anche in caso di sovraffollamento estremo, salita prima della discesa dei passeggeri e molto altro ancora. Ebbene, sino a poco tempo fa, avrei dimenticato tali siffatte situazioni nell'arco di 3 decimi di secondo una volta disceso dalla metro, oggi mi scopro infastidito per più lungo tempo. Se poi debbo passare ad osservare quella ludica attività dell'esser tifoso milanista, ehhhhh, qui si va ancora peggio. Mi hanno venduto Kakà dopo aver giurato e spergiurato che lui era la bandiera del Milan (e le bandiere non si vendono): una vendita costellata da un mare di bugie da parte dei dirigenti rossoneri che hanno inteso solo fare i propri comodi dimenticando che il Milan è pur sempre una "fede" condivisa anche da qualche milione di tifosi. Sarebbe stato un delitto agire con chiarezza dicendo: "Signori, il tempo delle vacche grasse è finito, è in atto un ridimensionamento..."? Evidentemente in certi ambienti, correttezza non paga, Moggi docet. E mentre il Real compra il meglio nel mondo e l'Inter va a creare una rosa di 60 giocatori, a Milanello si vende tutto e si dichiara che il diavolo è ancora più forte del biscione. Dura di questi tempi esser milanisti. Ma continuiamo con le magagne estive: alla mia Classe A ne stanno capitando di tutte: effrazioni, furti, cristalli rotti. Ekkekaz...ma cosa devo fare? portarla a farla benedire? L'altra sera, dovevo spostarla causa lavaggio strade, niente: morta, con la batteria a zero? Cosa le sarà successo? Mia dimenticanza? Sicuramente è così, ma intanto ho dovuto spostarla a spinta per oltre 400 mt altrimenti avrei pure rischiato l'ennesima multa. Mi dico che su certe cose bisogna essere fatalisti, perchè tanto, è fisiologico, loro capitano a prescindere da comportamenti virtuosi o meno. Però poi vado a letto, mi addormento e dopo un'ora mi sveglio col braccio dolente, una, due, tre notti. "Paolo, vai a farti vedere dall'ortopedico"...Certo, dovrò farlo, ma il periodo non è propizio: lo slittamento autunnale di una eventuale visita specialistica è certo, però l'impedimento è odierno. Allora mi impongo di far finta di nulla, ma quando poi, come ieri, mi blocco mentre sto sistemando una corsia della piscina e vedo letteralmente le stelle per mezz'ora, mi deprimo. Si, qui entra in ballo anche qualcosa di psicologico: la mia incapacità di accettare la novità di un lieve e temporaneo impedimento fisico. Ho sempre basato la mia esistenza dando costantemente grande importanza alle capacità fisiche, ad esempio quella di allenarmi in un certo modo o di fornire determinate prestazioni sportive. Ora il vedermi nemmeno in grado di sollevare una corsia senza avvertire dolori assurdi, mi manda in crisi. Il gomito operato l'anno scorso sembrava guarito: evidentemente non è del tutto vero e il rischio di una recidiva che mi era stato paventato, è ora da me percepito come concreto. Risolverò certamente, magari con un nuovo intervento, però...non era meglio se tutto fosse andato a posto a suo tempo? Filosofia zen a gogò, oppure rassegnazione indiana: tutto accade, tutto si risolve. Devo imparare ad adeguare il mio modo di pensare e soprattutto di vivere ed accettare gli eventi. Già, verissimo, intanto però questa estate un po' "così" sta galoppando via a buona velocità ed io continuo a godermela a troppo piccole, piccolissime dosi.
PS: avrei potuto e voluto scrivere anche di vicende sentimentali oppure lavorative ma forse avrei appesantito troppo la confessione. Non escluderei di riprendere quegli ambiti.
Un saluto a chi mi legge.
Pà!!! June 20
Napoli, maggio 2009...
Senza parole. June 12 11 giugno 1981: a Vermicino, un piccolo centro vicino Roma, accade un dramma che stravolgerà il modo di fare informazione in Italia: il bambino Alfredo (Alfredino) Rampi, cade in un pozzo artesiano profondissimo. Viene individuato a meno 36 mt sotto terra e da quel momento si sviluppa una gara di solidarietà per tentare di riportarlo in superficie: speleologi, vigili del fuoco, soccorritori vari. Nelle vicinanze del pozzo si forma un assembramento di persone sempre più corposo, cosa che porta all'interessamento quasi automatico dei mezzi di informazione più diversi. Nascono le dirette televisive non stop a cui ancora automaticamente cominciano a partecipare anche esponenti del modo politico. I telegiornali cominciano ad uscire in edizioni straordinarie e la cronaca del dramma diventa un flusso di informazione ed extrainformazione capace di raggiungere ogni casa di ogni italiano possidente una televisione. Il dramma diventa pubblico, così pubblico che vede perfino la partecipazione del Presidente della Repubblica Sandro Pertini il quale si presenta sul luogo a portare solidarietà e conforto. Oltre 60 ore di diretta televisiva per testimoniare l'evento. La diretta diventa più importante, quasi più evento dell'evento stesso. Pazienza se i soccorsi sono disorganizzati e scoordinati tra loro. Si cominciano a contare le ore della presenza televisiva. Non fa nulla se il piccolo Alfredo sta smettendo di lamentarsi perchè esausto e gravemente ferito: i cronisti raccontano di Pertini che resta in loco tutta la notte. E la diretta fiume prosegue per ore... ancora.
La svolta, il cambiamento, si sono compiuti. June 02 ...da quanto tempo non scrivo. Eppure da dirne (e scriverne) ce ne sarebbero (di cose). Tant'è, quando mi metto davanti al pc ed accendo il monitor, mi blocco. O meglio, mi perdo, cominciando voli pindarici e pensieri fantastici. Penso a tutto e al suo contrario: progetti futuri e avvenimenti passati, accadimenti pubblici e vicende private. Effetto tardo primaverile oppure influsso pre-estivo? A saperlo ne sarei anche contento, ma poi, è così importante saperlo? Forse no, forse si. Intanto ho cambiato casa da qualche mese ed è solo da qualche settimana che comincio ad ambientarmi un pochino ai nuovi ritmi, ed alle nuove sensazioni che l'uso di spazi diversi mi sta dando. Sono un abitudinario per certi versi e, sempre per certi versi, il cambiamento lo metabolizzo con fatica. Però ora comincio a "carburare" riuscendo ad uscire di casa al tempo giusto per non perdere il mio treno alla stazione di Milano-Repubblica: niente più anticipi mostruosi ne tanto meno, ritardi sanguinosi con conseguente perdita del mezzo. Bravo Paolo: me lo auto dico per galvanizzarmi nell'affrontare nuovi cambiamenti. Ad esempio quelli offerti in campo lavorativo con il passaggio dagli orari della stagione invernale a quelli della stagione estiva: nuovi corsi, nuovi turni, diversi orari degli allenamenti dei ragazzi che alleno in agonistica. Farò confusione? Sarò casinaro anche qui? Chissà. La nuova stagione inizia domani, vedremo che succederà. Di palo in frasca ora vorrei parlare di Milan: cambia tutto anche per la squadra che adoro. L'altro ieri è terminato il campionato con il Milan classificato al terzo posto (risultatino). Ieri ci sono stati annunci importanti: dopo 8 anni di gioie (molte) e dolori (qualcuno...Istambul brucia ancora tanto...) Carlo Ancelotti non sarà più l'allenatore del Milan. Ha concordato con i rossoneri una risoluzione consensuale del contratto e si è sistemato a Stamfort Bridge, casa Chelsea. Di Paolo Maldini e della sua decisione di appendere gli scarpini al chiodo dopo 25 anni di Milan, si sapeva già tutto da tempo. Quello che non si poteva immaginare era la becera reazione di una parte del tifo ultrà durante il suo commiato l'altra domenica a San Siro: una contestazione vergognosa per punire un atleta che non li ha mai voluti venerare (ma da quando è il tifoso che si venera e non il campione che gioca??). Della possibile partenza di Riccardino Kakà, destinazione Madrid, si è già fatto un tormentone: altro cambiamento? Probabile, ma questo è il calcio di oggi in cui i pezzi pregiati sono disputati a colpi di milioni di euro tra le squadre economicamente più potenti. E' sempre stato così, da che mondo è mondo, mai però a questi livelli. Si rischia di andare verso risultati scontati per eccessivo divario tecnico e monetario. Piacerà la cosa? Lo vedremo presto. Ci sarebbero molte altre cose da descrivere a proposito di cambiamenti vari ma ho ricevuto in questi minuti una notizia insperata: Tim mi informa di aver provveduto a riaccreditarmi 60 euro di ricariche compiute nel mese di maggio e andate perdute causa navigazione "anomala" con il mio smartphone (avevo pensato ad una clonazione della mia sim...) e quindi ora mi congedo per controllare bene la cosa. Porgo a chi mi legge i miei saluti riproponendomi per i prossimi commenti di essere un po' più lineare e meno confusionario.
Ciao a tutti, Paolo. April 12 A quest'ora, due anni fa...ore 13,49. In pochissimi attimi tutto si compiva. Fine a 5 anni di sofferenze. Un bacio, ti ricorderò sempre.
Paolo April 11
Che dire? ho visto la trasmissione di Michele Santoro l'altra sera in televisione e sinceramente ho avuto più di un moto di fastidio. L'intenzione era di "bloggarci" sopra per parlare di manipolazione della realtà, cosa che, in determinati e delicati momenti come quelli tragici di un post terremoto, potrebbe assomigliare ad un'opera di sciacallaggio ideologico. Poi ho letto l'editoriale di Aldo Grasso sul Corriere della Sera di oggi. Copio, incollo e sottoscrivo in toto.
Lo show di santoro sul terremoto
Zizzania in tv
Ancora una volta Santoro ha fatto il Santoro. Dietro il paravento della libertà d’informazione, di cui è rappresentante unico per l’Italia, isole comprese, ha allestito una trasmissione all’insegna del più frusto slogan politico «piove, governo ladro». Non di pioggia si trattava, ma di un terremoto che finora ha fatto 290 vittime e quarantamila sfollati, raso al suolo paesi, buttato giù case, seminato distruzione.
Ma i morti non lo fermano, la commozione non lo trattiene. Se ha in mente una tesi, che tesi sia. La tesi era che bisognava comunque attaccare la Protezione civile, specialmente Guido Bertolaso, i Vigili del Fuoco, la comunità scientifica che non ha dato ascolto agli avvertimenti di Giampaolo Giuliani, gli amministratori locali, il ponte sullo Stretto, Berlusconi, il governo. A dargli manforte in studio ha chiamato l’ex magistrato Luigi De Magistris, candidato alle Europee con l’Italia dei Valori (che acquisto per la politica!) e l’esponente di Sinistra e Libertà Claudio Fava. Contro aveva, e hanno fatto un figurone, Guido Crosetto del Pdl e Mario Giordano.
Il giornalismo di Santoro funziona così: con l’aiuto delle poderose inchieste di Sandro Ruotolo e Greta Mauro ha intervistato una signora che si lamentava di un ritardo di un paio d’ore dei soccorsi, un signore che diceva di aver freddo, di un altro ancora che cercava riparo in tende non ancora montate, una studentessa che preoccupata aveva lasciato l’Abruzzo per tempo, un medico che denunciava la mancanza di bottigliette d’acqua nel suo reparto. Ne è uscito così un quadro di devastazione organizzativa da aggiungersi alla devastazione reale. Da un punto di vista simbolico, se un dottore chiede aiuto per la mancanza di qualcosa significa il fallimento dei soccorsi, l’impreparazione della Protezione civile, lo sfascio.
Di fronte a una simile tragedia, ma soprattutto di fronte al meraviglioso e commovente impegno dei Vigili del fuoco, dei volontari, della Protezione civile, dei militari, di tutte le organizzazioni che hanno passato notti insonni per salvare il salvabile, Santoro si è sentito in dovere di metterci in guardia dalla speculazione incombente, di seminare zizzania con i morti ancora sotto le macerie, di descrivere l’Italia come il solito Paese di furbi, incapaci di rispettare ogni legge scritta e morale. Santoro la chiama libertà d’informazione. Esistono gli abusi edilizi, ma forse anche gli abusi di libertà.
Aldo Grasso 11 aprile 2009 ...a tutti i miei amici e a tutte le mie amiche. Un augurio. Paolo. April 07 Domenica notte alle 3.32 l'evento tragico. Una scossa tellurica devastante ed oltre 150 vittime sotto le macerie. Migliaia i feriti ed i senza tetto: la zona de L'Aquila messa in ginocchio da un evento drammatico ed improvviso. Forse non imprevedibile, visto che qualcuno, un accorato allarme l'aveva pure lanciato, non più tardi di una settimana fa. Mai allarme fu più inascoltato e veritiero, purtroppo. Stiamo (noi italiani) vivendo ore di dirette televisive e di dichiarazioni su "da farsi". I politici e gli uomini della "protezione civile", le forze dell'ordine ed i militari con il corpo degli alpini in testa, sono impegnatissimi a far funzionare la macchina dei soccorsi: cosa non semplice quando le persone coinvolte sono migliaia ed il pericolo della polemica è sempre in agguato oltre l'angolo della pura cronaca. L'onda sismica, in questi casi, si propaga veloce, creando un'altra onda, quella emozionale che a volte, distorce le percezioni e crea disfattismo. Dovremmo provare ad agire diversamente ma, lo riconosco, non è affatto semplice in certe condizioni. Personalmente ho sviluppato un'estrema sensibilità a certo tipo di eventi. Ogni terremoto mi riporta a quel mattino del 7 maggio 1976: la sera prima alle 21 l'avevo avvertita quella scossa, ma mai immaginavo di svegliarmi alle 6 con le voci dei telegiornali che parlavano di paesini friulani che pensavo di conoscere solo io e che venivano dati rasi al suolo. Pinzano al Tagliamento, Forgaria, Gemona: molti morti, tante voci di un dialetto familiare che mai pensavo di sentire in un telegiornale nazionale. E mia nonna? che fine aveva fatto? I telefoni che non funzionavano e tanta tanta concitazione. Ogni terremoto mi riporta a quei momenti, e, lo ammetto, il brivido di smarrimento è quello di allora. E' poi incredibile osservare come ad ogni tragedia ci siano aspetti identici ed assolutamente comuni: parlo dell'incredibile abnegazione di certe persone che anche ieri ho osservato lavorare fino allo sfinimento per cercare di estrarre persone da sotto le macerie. Parlo purtoppo anche della vomitevole presenza di esseri umani (quanta fatica nel definirli tali) che a terra ancora tremante e a cadaveri caldi, altro non han fatto di meglio che compiere misera opera di sciacallaggio. Che rabbia, accompagnata a tristezza infinita in questo caso. E delle polemiche cosa diciamo? anch'esse sono fisiologiche anche se credo che la politica avrebbe fatto meglio ad aspettare nell'esprimere valutazioni. Poi per finire ecco l'aspetto tragicomico e fantozziano: Giampaolo Giuliani un ricercatore aveva ipotizzato la possibilità di un terremoto in quella zona, non più tardi di qualche giorno fa. Lo affermava basandosi su un sistema di rilevazione di gas (radon ed altri) che istanti prima di un sisma, verrebbero ad aumentare di molto le proprie concentrazioni al suolo. Il capo della protezione civile Guido Bertolaso, l'aveva tacciato come imbecille e denunciato per procurato allarme. Ora ad accadimento avvenuto, bisognerebbe capire chi sono gli imbecilli e chi dovrebbe denunciare chi. Quello che emerge dalla vicenda è che ci sono esigenze contrapposte, in primo luogo quella di non creare inutilmente panico ed allarmismo. Però credo, che la casta degli "esperti", una volta di più, dovrebbe essere maggiormente aperta a teorie fino ad oggi considerate eretiche: è vero che non c'è un metodo per prevedere i terremoti ma se qualche studioso fuori dai ruoli propone teorie fondate (magari su studi e ricerche estere...) perchè non considerarlo quanto meno degno di attenzione e non semplicemente come misero "imbecille"??? Anche perchè magari capita che "ci prenda"....come in questo caso!!!
Un saluto ed un segno di vicinanza ai paesi terremotati.
Paolo April 05 Finalmente mi fermo per un giorno...che perioduccio questo...
Baci ba...a tutti. March 10 La settimana scorsa una bimba di 6 anni è morta per annegamento o per malore (lo stabiliranno le indagini) nella piscina di Casale Monferrato. Finito il corso, non è rientrata negli spogliatoi e la madre, non vedendola, si è allarmata ed ha allertato gli assistenti bagnanti. Questi l'hanno ritrovata priva di sensi nella vaschetta piccola.
La triste vicenda ha provocato reazioni di tipo emozionale e tentativi di analizzare come vengono organizzate e gestite le attività sportive nelle piscine, se o meno in sicurezza. Qualche addetto ai lavori come la Dott. Rossana Prola ha puntato l'indice contro la normativa vigente che tutelerebbe solo la parte forte dei gestori d'impianto e contro chi, di questa normativa si è reso promotore in quanto Presidente di una federazione sportiva oltre che Senatore della Repubblica: l'ex farfallista degli anni '70, il Sen. Paolo Barelli. Ovviamente, per tutto ciò, c'è stata la levata di scudi di coloro che invece vedono con favore l'introduzione di tale normativa sportiva. Si è così innescata una polemica in cui molto è stato urlato e davvero poco è stato ascoltato. Anche io sull'argomento ho opinioni e convinzioni: le ho espresse in questa mia mail inviata al sito www.anaten.it (il sito dei tecnici di nuoto) e che spero verrà pubblicata. Questa la mail:
Gentile Redazione di Anaten,
La drammatica vicenda della bimba annegata nella piscina di Casale Monferrato, ha provocato in me, persona che passa molte delle sue ore in piscina come tecnico, emozioni e brividi. Emozioni, se penso a quella madre che non vede arrivare la figlia nello spogliatoio dopo il corso di nuoto. Brividi, se provo ad immedesimarmi in quel gruppo di istruttori (o assistenti bagnanti che fossero), di turno nei momenti della disgrazia.
Confesso di non avere ben chiara la dinamica dell’incidente e dei comportamenti di soccorso posti o meno in essere. Per questo motivo, vorrei limitarmi ad esprimere la mia vicinanza ai genitori della bambina evitando giudizi di merito che sarebbero senz’altro inopportuni.
Tuttavia, storie dolorose come questa di Casale, hanno il potere di fare emergere problematiche di sicurezza che (pur)troppo spesso si tende ad accantonare nella quotidianità, ma che poi, quando “ci scappa il morto” deflagrano, dando origine a confronti di opinioni che spessissimo acquistano i toni improduttivi della polemica.
Mi chiedo se sia questo il caso, dopo aver letto con attenzione le considerazioni di Rossana Prola su “Professione acqua” ed i commenti a risposta di autorevoli esponenti dell’ambiente nuoto, sul Vostro sito di “Anaten” con cui per certo tempo, sono stato felice di collaborare.
L’opinione che mi sono fatto e che mi permetto di sottoporre alla Vostra attenzione, è che la contrapposizione, originata o meno da sentimenti di appartenenza a questa o quella famiglia, pro o contro la Federazione, abbia velocemente perso quello che avrebbe dovuto essere il suo obbiettivo primario: quello di comprendere ed analizzare l’ambiente piscina, con la sua normativa vigente e con le sue eventuali criticità da risolvere. Rossana Prola, forse esaspera i toni e generalizza brutalmente sulla realtà degli impianti natatori italiani e sulla normativa che ne regola i rapporti di lavoro al loro interno. Sicuramente, e qui sono con Formenti, non è accettabile il sillogismo con cui si accostano tragedie come quelle di Casale al lavoro nero, sempre che di lavoro nero si possa parlare dal momento che i rapporti di lavoro sportivi hanno una specifica normativa di riferimento.
Tuttavia, le parole della Dottoressa Prola, potrebbero avere il merito di agitare le acque, forse fin qui troppo clorate, e di offrire un utile spunto di discussione e di confronto sulle cose di piscina.
Ed allora, anche sulla base di un discreto numero di anni di esperienza nel settore, mi chiedo e chiedo a Voi tutti se la normativa sui rapporti di lavoro sportivi, cui grande merito per l’attuazione va riconosciuto al “nostro” Presidente Fin, Paolo Barelli, non abbia avuto, quale effetto collaterale, quello di limitare la crescita in professionalità ed in motivazioni di talune figure che lavorano in vasca, dal momento che, a fronte delle giuste agevolazioni concesse a chi organizza e svolge attività di utilità sociale, non corrisponde (a mia opinione) un altrettanto giusto riconoscimento della dignità lavorativa verso coloro che, per questi soggetti prestano collaborazione. Mi riferisco a tutti quegli aspetti che spingono le persone a considerare l’attività dell’insegnamento del nuoto un’attività da svolgersi fino a quando non si trova il lavoro “vero”: ad esempio, la contrattualmente riconosciuta atipicità di un’attività che invece presenta per larga parte le prerogative del lavoro di tipo subordinato…
Mi domando e Vi domando poi, se la legge sul lavoro sportivo, con i suoi effetti sulle parti contraenti, non abbia contribuito a creare, da un lato la cattiva abitudine di considerare “costo” ogni voce gestionale, aspetti della sicurezza inclusi, dall’altro il pessimo atteggiamento di affrontare il momento di lavoro come un momento in cui fare il meno possibile, alla minima soglia di attenzione: una risposta affermativa sarebbe da considerarsi deprimente perché offrirebbe la testimonianza di una cultura sportiva deviata, in cui gli aspetti prevalenti sarebbero quelli del fare cassa e non quelli di creare utilità sociale, quelli del ciondolarsi in vasca e non quelli di fornire professionalità.
Capisco che, oltre ogni aspetto, dovrebbe intervenire il senso di responsabilità presente in ognuno di noi, ma siamo sicuri che in certi momenti basti questo e non anche invece un sistema di motivazioni e di tutele che spesso si volatilizza?
Ricordo di aver già argomentato di tutto questo con Federico Gross nel suo blog “Piccoli grilli crescono” del 26.10.2007 (http://fedgross.blogspot.com/2007/10/piccoli-grillli-crescono.html) così come ricordo che anche allora, come oggi, mi ponevo certi interrogativi.
Sarei quindi felice se da un dibattito, originato anche con l’emozione di una tragedia, si riuscisse a trarre uno spunto per dare risposte ed, in seguito, per avviare miglioramenti.
Un saluto a tutti Voi.
Paolo Costantino Piccini, allenatore, istruttore di nuoto ed assistente bagnanti. February 24 Il clamore del caso di Eluana Englaro si è attenuato rapidamente. Tutti noi abbiamo detto "che ora riposi in pace (poveretta)". Ed è giusto così, ovviamente. Un vicenda penosa e pietosa dove ingerenze indebite e commenti inopportuni hanno sicuramente leso la dignità di una persona che stava morendo. Finiti i clamori, svanita l'emozione e l'emotività del grande popolo italico, ecco però che a bocce ferme, certi fatti e certi comportamenti si riescono a leggere meglio, direi molto meglio. Mi riferisco in particolare al padre della ragazza, al signor Beppino, che con la caparbietà tipica dei friulani, ha lottato per anni per garantire alla propria figlia il soddisfacimento di quello che ha sempre definito il "testamento biologico (ufficioso) di Eluana". Una lotta controversa che l'ha reso di casa nelle aule dei tribunali, e spesso ospite di trasmissioni televisive quali il "Maurizio Costanzo show" o il "Porta a porta" di Bruno Vespa ove raccontava tutto il suo penare per una situazione oggettivamente pesante nella gestione delle forze fisiche oltre che mentali ed emozionali. Ebbene, al culmine della vicenda e con Eluana morente causa sentenza esecutiva, il signor Beppino ci diceva esausto che a vicenda conclusa non avrebbe parlato più e che si sarebbe ritirato nel suo dolore ed io, come credo la maggior parte degli italiani, avevamo compreso e capito il suo dramma di padre che perde una figlia in condizioni limite di stress. Però il dignitoso silenzio che tutti noi volevamo rispettare, non si è davvero avuto: Eluana non era ancora morta e sulla prima pagina del Corriere della Sera appariva la pubblicità di un libro che Beppino aveva scritto mesi prima sulle vicende della figlia. Ma come? era davvero così? Non volevo crederci! Come definire quella incredibile circostanza? macabra coincidenza? sciacallaggio editoriale? semplice cinismo? Non si poteva far nulla per correggere quella tragica coincidenza? Me lo domando ancora. Poi il dignitoso silenzio è stato nuovamente violato con altre interviste a giornali e televisioni. Sempre sul Corriere della Sera della settimana scorsa si può leggere dei trascorsi socialisti di Beppino, amico di Loris Fortuna e di Craxi nei tempi d'oro del partito del garofano. Oltre ad eventuali possibili candidature politiche per le prossime elezioni del Parlamento europeo, e/o a futuri impegni per far passare la legge sul testamento biologico perche "gli uomini possano essere liberi di decidere del proprio destino senza soffrire come è capitato ad Eluana". Veramente singolare questo "dignitoso silenzio". Un'esposizione mediatica che stride con quanto detto nelle ore tristi del dolore. Ho rispettato le posizioni di Beppino Englaro sulla possibilità di dare una morte dignitosa alla figlia, le ho discusse con amici e famigliari facendomi mie libere opinioni. Ho voluto sempre ragionare ponendo come condizione prevalente quella del rispetto dei sentimenti e del dolore di un padre, adesso però ho una strana sensazione che mi prende lo stomaco: quella di esser stato leggermente preso in giro e che non di sola afflizione si trattava...
Un augurio a Beppino e che veramente Eluana riposi in pace.
Paolo February 21 Questo era un giorno speciale fino a due anni fa. Ti festeggiavamo in famiglia e per qualche istante dimenticavamo problemi e malattie varie. Poi...è finito tutto. Ora c'è solo il ricordo struggente.
Ciao. February 15 Dunque stasera è ancora una volta Inter-Milan, il derby della "Madunina", il n. 269. Tengo per me, scaramantico al massimo in questi casi, sensazioni e preveggenze varie sul come finirà. Attendo insieme alla mia febbriciattola che tanto mi sta addosso, le ore 20.30 di oggi. Lettura svogliata delle pagine del Corriere, null'altro o poco più. Tuttavia qualcosa che mi sfizia c'è: nel Milan non giocherà il prode Riccardino Kakà, infortunatosi domenica scorsa. Allora perchè non trastullarsi un po' con il giochino delle alternative, del "come sarebbe stato se?". Quindi facciamo finta che qualche settimana fa, il Milan avesse davvero ceduto al Manchester City il suo gioiellino, per quella cifra, spropositata o inventata che fosse, di 115 milioni di euro...In questo caso Kakà sarebbe ora un giocatore del City e ovviamente non potrebbe giocare il derby milanese. Strano il caso, a volte: ti dice che è inutile fantasticare su ciò che poteva essere e non è stato e poi, beffardo, ti chiede di osservare l'eventualità negata. Io al caso non vado contro. Allora, veramente (per stasera) "facciamo finta che"...e vediamo come finisce.
Buona domenica a chi mi legge.
Paolo
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