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Particella di Cloro

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Pollici ribaltabili.
Neuroni in dismissione e gomiti bionici.
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Particella di cloro

Pensieri semiseri in orario di nuoto libero
Un piacere vero se lasci una traccia di te...
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kitty wolfwrote:
ciao, un saluto freddoloso da Lucca
Nov. 15
kitty wolfwrote:
complimenti, propio un  bel bambino,faccino allegro.il mio ritorno a milano forse per novembre, faccio una capatina per trovare alcuni parenti, se riesco a avere qualche momento libero te lo faccio sapere. un abbraccio forte Kitty
Oct. 22
Ciao Kitty, il bambino che è in "piscina" con me è Tommaso il figlio di mia sorella...Abbiamo fatto un po' di vacanze insieme quest'estate...Ricambio l'abbraccio, Maria.
Oct. 14
kitty wolfwrote:
grazie per i saluti, ma il bambino nella foto con te chi e? bello davvero. ciao Paolo un abbraccio.
Oct. 14
Grazie pe' i saluti...Ciao Danielina, ciao Cincietta...
Oct. 11
November 15

PISCINA DI PARABIAGO

 

Citazione

YouTube - PISCINA DI PARABIAGO
  
October 12

La stava rischiando e lo sapeva...

E' morto Alberto Castagnetti
c.t. della Nazionale di nuoto

Il c.t. della Nazionale italiana si è spento a 66 anni: l'8 settembre era stato operato al cuore. Per stargli vicino Federica Pellegrini aveva rinunciato al suo viaggio negli Stati Uniti programmato da tempo

Alberto Castagnetti è morto a  66 anni. LaPresse
Alberto Castagnetti è morto a 66 anni. LaPresse

MILANO, 12 ottobre 2009 - È morto Alberto Castagnetti, commissario tecnico della Nazionale italiana di nuoto: l'8 settembre era stato sottoposto ad un intervento chirurgico al cuore, programmato da tempo. Alberto Castagnetti era nato a Verona il 3 febbraio 1943. Da atleta - stileliberista e staffettista di buon livello - partecipa ai Giochi Olimpici di Monaco 1972 e ai Mondiali di Belgrado 1973, conquista numerosi titoli italiani con le staffette e si piazza secondo nei 100 stile libero ai Campionati Assoluti di Napoli nel 1969. Nei Giochi del Mediterraneo del 1971 a Smirne partecipa all'argento dell'Italia nella 4x100 sl.

c.t. dal 1987 — Commissario tecnico della Nazionale Italiana di Nuoto ininterrottamente dal 1987, ha allenato nel passato campioni del calibro di Giorgio Lamberti, Roberto Gleria, Marcello Guarducci e Domenico Fioravanti. Grazie alla sua conduzione l'Italia del Nuoto ha arricchito il medagliere olimpico con 4 ori, 2 argenti e 7 bronzi, diventando così una delle più rilevanti potenze mondiali. Nel quadriennio che ha portato alle Olimpiadi di Pechino è cresciuta la striscia di risultati importanti sotto la sua direzione tecnica: dal primo storico oro olimpico al femminile di Federica Pellegrini nei 200 sl al doppio titolo mondiale di Filippo Magnini nei 100 sl; dai record mondiali della Pellegrini nei 200 sl e 400 sl, al primo oro europeo donne a Budapest 2006 nei 400 misti di Alessia Filippi, che stabilisce anche il record europeo nei 1500 sl: dalle 60 medaglie internazionali (4 alle Olimpiadi, 5 ai Mondiali, 10 ai Mondiali in vasca corta, 21 agli Europei e 20 agli Europei in vasca corta) di Massimiliano Rosolino al prestigioso primato continentale della 4x200 sl 'rosà. Il post-Giochi Olimpici 2008 è ripartito con ancora grandi soddisfazioni per Castagnetti, il ct più vincente del nuoto italiano. Il 2009, l'anno del Mondiale di Roma, prosegue con i successi di Federica Pellegrini (oro nei 200 e nei 400 sl) e Alessia Filippi (bronzo negli 800). L'8 settembre scorso Castagnetti si era sottoposto ad un intervento chirurgico al cuore. Per stargli vicino Federica Pellegrini aveva rinunciato al suo viaggio negli Stati Uniti programmato da tempo.

Per stare vicino a Castagnetti Federica  Pellegrini aveva rinunciato al suo viaggio negli Stati Uniti  programmato da tempo. LaPresse
Per stare vicino a Castagnetti Federica Pellegrini aveva rinunciato al suo viaggio negli Stati Uniti programmato da tempo. LaPresse

"addio alberto" — "Sono choccato, incredulo, fatico a trovare le parole. In questo drammatico momento il mio primo pensiero è rivolto alla famiglia, alla quale a nome dello sport italiano porgo le più sentite condoglianze". È il primo commento del presidente del Coni Gianni Petrucci, appresa la notizia della morte del ct azzurro di nuoto Alberto Castagnetti. "Poi non è un mistero che Castagnetti era una persona che stimavo come uomo e come tecnico. Non sono io a dover ricordare i suoi successi e le medaglie che ha regalato allo sport italiano, che sono sotto gli occhi di tutti. Oggi abbiamo perso un campione al quale tutti dobbiamo riconoscenza per le emozioni che ci ha regalato. Addio Alberto, ci mancherai".

"e' stato un genio" — "Mi mancherà non tanto il tecnico quanto l'uomo. Castagnetti era una persona con la quale era piacevole conversare di tanti argomenti, non soltanto di sport". Lo ha dichiarato il segretario generale del Coni Raffaele Pagnozzi: "È stato un genio da Commissario Tecnico - sottolinea Pagnozzi - e ci ha fatto gioire come nessun altro nella storia del nuoto. Avevamo tanti progetti per il futuro, tante idee da sviluppare. Con la sua improvvisa scomparsa, Alberto lascia un vuoto incolmabile nel Coni, nella Federazione, nei suoi atleti. E noi che gli abbiamo voluto bene ci sentiamo tutti più soli".

gasport© RIPRODUZIONE RISERVATA
September 03

3 settembre 09, l'estate sta finendo, un anno se ne va...

L'estate sta finendo, un anno se ne va. Erano i fratelli Righeira, che poi non erano nemmeno fratelli, ad intonare questo ritornello di fine estate verso la metà degli anni '80. Tempi andati ma periodi più che mai attuali: l'estate è ormai come un fiammifero consumato ed il suo fuoco non trova più il legno da ardere (wow, che tocco poetico sto dando al mio introspective). E' tempo quindi di fermarsi un secondo e pensare a ciò che è stato di questi mesi che a tratti han proposto giorni roventi e non intendo solo in senso climatico. Come già ebbi modo di raccontare qualche settimana fa, il mio, fu un inizio-estate in chiaroscuro. In campo lavorativo, negli affetti e nelle cose del quotidiano, era tutto un susseguirsi di luci ed ombre. Una miriade di piccoli problemi che si erano messi in coda davanti al mio sportello per essere risolti. Via uno, avanti l'altro, con "simpatica" pervicacia. Nulla di grave ed irrisolvibile, per carità, ma che cavolo, nessuna soluzione di continuità. Mi dicevo: vuoi vedere che a furia di cazzatine da risolvere, mi ritrovo ad autunno inoltrato? E non è che l'eventualità mi esaltasse più di tanto. Poi però, pian piano, la situazione è andata normalizzandosi e l'umore della mia estate ha ripreso vigore. Un ricordo esaltante rimarrà la settimana di fine luglio passata a Roma a vedere le gare del nuoto mondiale. Ho visto gare di altissimo livello e sono stato a contatto con il meglio del nuoto planetario. Sono stato presente a praticamente tutto il programma natatorio della manifestazione, batterie e finali, smollo e gare compresi. Bellissimo lo stadio del nuoto, esaltante il melting pot di varia umanità "dalle Alpi alle Ande", coinvolgente la città, visitata insieme alla mia compagna d'avventura Manuela, rigorosamente a piedi durante le pause. Utilissima infine, professionalmente parlando, l'osservazione delle competizioni: tecniche di partenza, tipologie di riscaldamento, condotte di gara, varietà di costumoni (o gommoni), hanno rappresentato molto più che un corso di aggiornamento in materia di teoria dell'allenamento. Poi Michelino Phelps, che da solo si è meritato l'intero costo dell'abbonamento settimanale alle gare. Ma Roma non è stata solo nuoto mondiale, è stata anche "Laura Brustenga", la mia amica, fino a quel punto virtuale, conosciuta solo attraverso una tastiera ed un blog. Dopo qualche anno di frequentazione "metafisica" (e metà di fantasia), durante il periodo dei mondiali ci siamo finalmente incontrati e conosciuti veramente. Nel senso che ci siamo dati appuntamento ad Ostia una sera ed in quel mentre ne abbiamo approfittato per...toccarci. Dovevamo capire se entrambi esistevamo veramente, dopo il miliardo di chiacchierate via blog. Per quello che ho capito, lei è reale e molto consistente. Mi ha fatto un'ottima impressione. E' una bella donna, simpatica, brillante nelle battute, intelligente e molto romana. Spero di poterla rivedere presto per conoscerla ancora un pochino di più. Roma ha significato anche Manuela, la mia compagna di viaggio e d'interesse. Siamo stati bene insieme proprio perchè abbiamo condiviso al 100% la passione per il nuoto. Beh, lei è andata pure oltre, nel senso che tutte le sue attenzioni erano rivolte al signor Phelps. Una roba quasi morbosa. Gli ha fatto una posta continua, 24 su 24. L'ha fotografato e filmato in circa dodicimila pose, credo l'abbia sognato anche di notte. Io avevo solo il compito di farla desistere dai suoi appostamenti costanti e credo di aver ben assolto all'incombenza. Passata la settimana romana sono tornato al lavoro a Parabiago. La piscina scoperta ha lavorato a pieno ritmo, complice il caldo torrido e molto più che africano. Ho fatto assistenza fino al 18 agosto, sviluppando un'abbronzatura oscena e bicolore: la canotta di lavoro, obbligatoria da indossare, ha reso noi "baywatch" simili a dei galeotti col marchio alla San Quintino: abbronzatissimi su viso, collo, braccia e parte esterna delle spalle, bianco-malaticci, su tutto il resto dell'epidermide. Una roba inenarrabile che nemmeno le prolungate esposizioni solari di fine agosto sono state capaci di togliere. Ho spesso pensato al lucido da scarpe per lo scopo, ma sono sempre stato convinto a desistere. Da mio padre, il quale, poverello, ha passato tutto agosto a casa, vittima di un contatto semierotico con uno di quei suv che circolano numerosi a Milano. Investito e colpito alla schiena, mio padre ha passato parte del suo tempo bloccato a letto contuso e dolorante. Quando è stato meglio ed ha potuto cominciare a muoversi, si è "divertito" a farsi sforacchiare il sedere dal suo unico familiare presente a Milano, causa iniezioni vitaminiche curative. Il sottoscritto ha così arricchito le proprie competenze mediche imparando a fare le iniezioni sul c...campo. Mio padre non si è mai lamentato: bravissimo e leggero io ("questa mano ppò esser fero o esser piuma...") oppure eroico lui? E' una domanda che ancora oggi mi pongo con curiosa perplessità...Poi è arrivato il momento delle ferie friulane: riposo e passeggiate, gite al mare e giochi con il "nipo-peste", visite al camminamento del Vajont e incursioni alla piscina (splendida) di Spilimbergo. E una serata tragica: quella dello 0:4 del derby con quei casini nella sostituzione del "Gatto" infortunato ed il record storico stabilito di oltre 20 minuti per effettuare un cambio dalla panca del Milan. Nel frattempo, Inter già su...prefissi milanesi e quindi gara compromessa. Se penso che ero a mangiare i gamberi di fiume con mio cognato interista e che questo faceva pure le battutine, non posso non autocomplimentarmi con me stesso per l'esibizione di self control che ha impedito l'originarsi di una rissa a colpi di gamberi che poi abbiamo scoperto essere provenienti da un fiume della zona....moldava. Poca la lettura dei giornali, sbiadite quindi le polemiche politiche e le vicende più o meno pruriginose su escort e magnaccia, su moralisti e moralizzatori, sui casi "Boffoberlusconi", Avvenire e Giornale: ne sono stato per fortuna solo sfiorato. Scopro ora anche di essermi perso la vigorosa campagna acquisti dei rossoneri, per rinforzare la squadra dopo le cessioni eccellenti. Ma forse tutto questo è stato un bene, per il mio equilibrio e per la mia volontà di staccare almeno per qualche giorno dalla solita matassa esistenziale.
Via, posso dire di aver passato una  buona estate...Galliani a parte.
Paolo 
August 18

Un mese dopo...carino lo stesso.

 
August 13

Una notte d'amore (a 95 anni)

Non sono propriamente un fan di Marcello Veneziani. Le sue analisi politiche, sempre (per me) troppo  "destrorse" mi hanno lasciato sovente freddino, inoltre il suo modo di scrivere non mi ha mai colpito per scorrevolezza e chiarezza. Però, oggi ho trovato in prima pagina sul Corriere della Sera, l'inizio di un suo articolo, o meglio di una lettera da lui indirizzata al direttore del giornale, i cui contenuti mi hanno prima incuriosito e poi intenerito. La lettera, che qui sotto pubblico, parla di vita, di morte, di vecchiaia. Ma anche di desiderio e di pulsioni, di dignità e di cultura del rispetto. Bellissima lettera, commovente tributo a suo Padre?

 

Di Marcello Veneziani, Corriere della Sera di oggi 13 agosto 2009

 

Il padre, la badante e quell’abbraccio. Una notte d’amore (a 95 anni)   

 

Caro direttore,
che dire di un uomo di novantacinque anni trovato nella notte nel suo letto abbracciato a una ragazza di 30 anni, che lo assiste? Che non merita ironie e rimproveri, ma sguardi delicati e tenere carezze. Vi parlo di un uomo che sente e vede la sua vita sempre meno e non solo per l’udito sordo e la cecità incipiente. Ma anche perché la sente allontanarsi giorno dopo giorno e compie a senso alterno i suoi esorcismi e le sue rese. E una notte, la temuta notte, lo trovano avvinghiato alla più giovane, alla più avvenente delle sue badanti. Lei che spiega con disagio e meraviglia: non so cosa gli ha preso stanotte, non l’aveva mai fatto; lui scoperto dalla figlia che finge sorpresa e mostra torpore o forse il contrario. Di solito la notte si lamenta, dà voce per avere voce, come una sentinella sull’orlo del nulla che vede ombre di tartari all’orizzonte; chiede più volte di orinare, sarà la prostata, sarà il terrore della solitudine notturna; si alza, sospira, chiama la figlia, poi la badante, infine chiama la morte. Vive la sua morte ogni giorno, la invoca e la teme, spavaldo per spavento. Vuol provare la sua presenza con la petulanza, vuol scacciare l’assenza, farsi vivo. Allestisce cerimonie notturne di egoismo per dimostrare che esiste, e vuol essere al centro del suo piccolo universo, mescolando teatro ad agonia. Ma quella era una notte tiepida d’agosto, c’era la luna piena, l’aria era calda e leggera e la sua dolcezza non escludeva nessuno, neanche i vecchi. E così le ha chiesto di entrare nel suo letto matrimoniale, di mettersi al suo fianco, e l’ha cinta in un abbraccio, ha cercato pure la sua bocca. Il giorno dopo diceva di non voler più avere come badante quella ragazza, come se fosse stato molestato lui o come se si vergognasse per l’accaduto e volesse cancellare la prova vivente del misfatto; o forse no, quella richiesta è un capriccio e una vendetta, s’aspettava qualcosa in più da lei, un bacio, una carezza, un soffio di complicità. Facile sorridere, facile deprecare. Si è bevuto il cervello, che figura. Io invece ti capisco, padre, ti capisco. Non oso spiegare con la demenza senile il suo fittizio disperato amplesso, quel sussulto di giovinezza misto a carenza antica di maternità. In quell’abbraccio c’era il ragazzo di una volta, c’era l’uomo, ma c’era anche il bambino. Si cumulavano in quel gesto tante età. C’erano i vent’anni dei suoi primi amori, c’erano i settant’anni dei suoi ultimi amplessi, c’erano gli abbracci infantili dei tre anni. E c’era la somma esatta di quelle età, che tutte le abbracciava, insieme alle loro pulsioni e al loro ricordo sfatto. Quel bisogno di sentirsi ancora un corpo e non una malattia, di sentire la vita e non solo la sua evanescenza. Una vita che sbiadisce e cerca occasioni estreme e furtive, come ladri nella notte. Forse c’è la rivalsa involontaria contro la gioventù; tu nipote esci quando io vado a letto, per una volta torni a notte fonda e mi trovi sveglio che abbraccio una donna, perché la vita riguarda pure me, non vegeto soltanto. Nella vita ho ancora permesso di soggiorno e so che il letto non serve solo per il sonno e l’infermità. Però fa male vedere la dignità di un uomo ridotta in vecchiaia a mendicare un bacio. Ti trattano come un ingombro, occasionali badanti ti danno del tu e ti riducono a pacco, bimbo demente, ti scansano i più giovani. Come finisce male una vita longeva, in quale imbuto. La sua sobrietà di preside del liceo, di studioso di filosofia, di educatore, finita nei gesti estremi del suo mangiare con la testa nel piatto, nel suo digerire senza riguardi, nel suo spogliarsi senza ritegno. Lo capisco quando se la prende col suo medico che col pace maker gli ha prolungato una vita che reputa ormai di troppo. Vorrei finire anch’io prima della notte; capisco le sue invocazioni di congedi, la vita sarà un valore ma se vissuta con dignità. Altrimenti è sopravvivenza animale che cancella in un’appendice vergognosa biografie operose e rispettabili. E pure l’ho immaginato quella notte nella sua vecchia camera da letto, con i morti tutti a vegliare sul comò, madri, padri, moglie e santi, con un lumino acceso moltiplicato per tre volte da altrettanti specchi ed un letto matrimoniale da tempo dimezzato, abitato da un ingombrante vuoto. L’ho immaginato lì, tra le sue lenzuola sfatte, i suoi orinali intorno, qualche feticcio estremo di vita, come la radio, la sveglia sul comodino e le caramelle all’orzo. Ed un Sacro Cuore che esplode sul suo letto, un Cristo che si sporge con la testa e con la mano benedicente, e si affaccia quasi sul suo letto a curiosare. L’ho immaginato lì, a far l’amore con la vita, a salutare il passato con l’ultimo sorso rimasto nel presente, a far capire alla badante che lui non è vecchio da sempre; ma fu ragazzo e anche bel ragazzo, amò e fu amato. Voleva lasciar traccia di sé e cercava trasfusioni estreme di vita da una ragazza florida. Trovo commovente quell’abbraccio di una persona che reclama dell’amore non il frutto ma almeno il torsolo. Tenera è la notte, tenerissima per un vecchio in cerca di resistere alla notte.

 
 
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